smashism+feticism=punk
< 15/05/2006 @ 18:44
bohchenneso
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È mentre ascolto Truceboys che m fai rimembrare sia il caso di “smettere con quel rap del cazzo” , ricordandomi sia il classico momento in cui cè bisogno di metter su i Negazione. neanche a dirlo, mi conosci abbastanza bene da avere detto la frase giusta al momento giusto, in un tripudio di frasi sbagliate nel momento sbagliato. Quando parli non riesco nemmeno a riconoscerti dietro quella maschera che tutto composto hai ben deciso di indossare. Io ti stimo, xchè è giusto che tu compia questo turpe delitto alla genuinità di quanto intercorre(va) tra noi, ma non puoi biasimarmi se mi risulta quantomeno deludente e mortificante tutto quanto….tutto quanto mi risulta così giusto, corretto, onesto e garbato ma schifarmi nel momento stesso in cui mi rendo conto della necessità di quanto va districandosi tra le mie mani.

Ieri sera sono stata a vedere i The Black Heart Procession al Jail. Diste mi chiede se si dica “black heart proSeSCiòn” o “black heart proCeSSion” ed io non so rispondere. Il concerto è stato bello. Loro erano freddi, distaccati, delle star su un palco alto e irraggiungibile. Ma i suoni erano quelli di sempre, cupi ovattati sanguinolenti e cavernosi, un pullulare di lacrime non viste e frasi non dette che si sommavano e contorcevano e spintonavano. Il tastierista aveva il cappellino e la barba lunga.

Mi guardavo intorno con gli occhi stanchi e tristi, cercando Emanuele che non è venuto. Mi manca Emanuele. Emanuele, Tom ti saluta. Dice che quando vuoi puoi metterti in contatto con lui. Per chiedergli quelle cose che gli accennasti al concerto.

Mi mancano diverse persone in questo momento. Le persone che fanno davvero parte della mia vita. Che sento che mi vogliono bene sinceramente disinteressatamente indipendentemente sinceramente liberamente. Sono pochissime queste persone ed ora mi mancano. Mi manca guardare una persona negli occhi e sapere che mi conosce abbastanza da capirmi in un battito di ciglia, senza quel sovrappiù estenuante di parole, congetture, razionalità…che lo sappiamo bene, non ci appartiene. Mi manca sedermi accanto a qualcuno che è parte integrante di me stessa, entrare in una casa che mi è famigliare, abbracciare un corpo le cui dimensioni oramai le conosco bene e so quanto e come dosare la stretta. Mi manca appoggiare la testa su una spalla e delle forme che conosco e che so che si faranno cuscino/artiglio/lama a seconda della necessità, senza che vi sia bisogno di leggere le mie istruzioni, senza che vi sia bisogno di mentire, senza che vi sia bisogno di contrattare/contrattaccare/preparare/pianificare.

Ora che tutto mi sembra storpiato, deforme, abbozzato male e pericolosamente…tutto quanto assume i contorni taglienti della precarità, il passato diventa ricordo buffo, assurdo, improprio, zoppicante..e il presente diventa incognita. Il futuro non è nemmeno contemplato, in una serie di accadimenti rivolgimenti rifacimenti che mi vedono sconnessa, in bilico, incredula, passiva. Passiva. La passività, se non in campo sessual-sadomasochistico, non mi è mai garbata. Osservo questo teatrino dove ognuno sa già bene cosa fare e mi guarda chiedendoni delle spiegazioni, un intervento energico, uno dei miei, una di quelle uscite da grande responsabile personcina a modo.

Ma io sono stanca. Sono solo stanca. Non ho voglia di fare nulla. Non ho la forza di fare nulla. Sono pigra. Cronicamente malinconica. Assuefatta da un contesto morboso.

Come quando mi si scopa la mattina presto, ancora in dormiveglia, e la testa mi ciondola e l’orgasmo arriva in uno stato di semincoscienza, e non reagisco se non fisicamente, meccanicamente, splendidamente inerme eppure intrinsecamente eccitata. tristemente maneggiata, toccata, graffiata. E dopo, torno a dormire, distrutta, violata e soddisfatta.

D’altronde, “l’unica certezza resta la solitudine”.

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