smashism+feticism=punk
< descrizione di una domenica pomeriggio @ 14:25
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"L’universo trasformato in un pomeriggio domenicale: è la definizione della noia – e la fine dell’universo…
Gli sfaccendati afferrano più cose e sono più profondi degli indaffarati: nessun compito limita il loro orizzonte, nati in un’eterna domenica, essi guardano – e si guardano guardare.
La pigrizia è uno scetticismo fisiologico, il dubbio della carne. In un mondo ebbro di ozio, soltanto loro non sarebbero assassini. Ma essi non fanno parte dell’umanità e, poiché il sudore non è il loro forte, vivono senza subire le conseguenze della Vita e del Peccato. Non facendo nè il bene né il male, disdegnano – spettatori dell’epilessia umana – le settimane del tempo, gli sforzi che asfissiano la coscienza. Che cosa potrebbero temere dal prolungarsi illimitato di certi pomeriggi se non il rimpianto di aver sostenuto evidenze palesemente elementari? Allora l’esasperazione nel vero potrebbe indurli a imitare gli altri e a cedere alla avvilente tentazione del lavoro. Questo è il pericolo che incombe alla pigrizia – miracolosa sopravvivenza del paradiso. (l’unica funzione dell’amore è quella di aiutarci a sopportare i pomeriggi domenicali, crudeli e incommensurabili, che si feriscono pe ril resto della settimana – e per l’eternità.). senza l’impulso dello spasmo ancestrale, ci occorrerebbero mille occhi per lacrime nascoste, oppure unghie da rosicchiare, unghie chilometriche….come ammazzare altrimenti un tempo che non scorre più? In queste domeniche interminabili il male d’essere si manifesta pienamente. A volte riusciamo a dimenticare noi stessi in qualche cosa; ma come fare a dimenticare noi stessi nel mondo? Tale impossibilità è la definizione di quel male. Chi ne è colpito non guarirà mai, nemmeno se l’universo cambiasse completamente. Solo il suo cuore dovrebbe cambiare, ma ecco è immutabile; sicchè per lui, esistere ha un unico senso: immergersi nella sofferenza – fino a che l’esercizio di una quotidiana nirvanizzazione non lo innalzi alla percezione dell’irrealtà…)

E’ troppo tardi perché l’umanità si emancipi dall’illusione dell’atto, sooprattutto è troppo tardi perché si innalzi alla santità dell’ozio.

….E se conservo ancora qualche speranza, ho perduto per sempre la facoltà di sperare.
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